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Cosa unisce Bruno Martino, il celebre cantante, pianista e compositore, a Massimo Urbani ? Apparentemente nulla di più diverso tra il crooner da late night divenuto famoso negli anni ’60 e poi attivo fino all’ultimo decennio de secolo passato, e l’ epigono di Charlie Parker, che ha illuminato con le brucianti note del suo sassofono una breve stagione del jazz nostrano. In realtà le origini musicali di Martino, a fine anni ’50, prima di diventare un celebre compositore di canzoni, affondano in pieno nel terreno del jazz come testimonia il suo omonimo Quintetto formato da Ole Jorgensen, Carlo Pes, Luciano Ventura e Bruno Brighetti, nelle cui fila , per un caso fortuito, gli capitò di impugnare il microfono, iniziando così la carriera da cantante per cui divenne universalmente conosciuto. E poi si torna sempre ad “Estate“, forse l’unico standard jazz italiano, pubblicato su un 45 giri nel 1960, musica di Martino e testo di Brighetti, omaggiato da migliaia di covers, fra le quali non manca quella a firma di Massimo Urbani. Troviamo entrambi in questo cd “100 ESTATI” prodotto dall’associazione Mujic di Monterosi (Viterbo) che si occupa di tenere viva la storia e la musica del sassofonista, registrato da due musicisti di origini italiane con lunga consuetudine negli USA: il trombettista Fabio Morgera , in curriculum collaborazioni con nomi quali Dizzy Gillespie, Jackie McLean, Cedar Walton, Billy Higgins, Tony Williams. la Mingus Big Band, Groove Collective, Roy Hargrove Big Band, Butch Morris, per arrivare a JD Allen, ed una Grammy nomination, ed il cantante e chitarrista Antonio Barbagallo, studi con Barry Harris ed esperienze come chitarrista nell’orchestra di Gunter Shuller, come Morgera, spesso di casa allo Small’s di New York. Con loro un settetto che annovera nomi di rilievo del mainstream statunitense come Bruce Williams, Behrani Woldu e Frank Basile ai saxes, Jones Jackson al trombone, Brandon McCune al piano, Gregg August al basso e Jared Spears alla batteria.
Lo scopo dell’operazione, che prende spunto e titolo dall’anniversario dei 100 anni dalla nascita di Martino nonchè dalle collaborazioni fra Fabio Margera e Massimo Urbani, è quella di riscoprire gli aspetti più vicini al jazz del repertorio dell’autore, proponendo alcune sue celebri composizioni, perlopiù conosciute come “canzoni da night” in una versione caratterizzata dagli accenti tipici dell’idioma afroamericano. Arrangiamenti frizzanti ed agilissimi, in stile big band con i fiati sempre al proscenio, uniti all’espressiva voce di Barbagallo, virata nei malinconici registri necessari ai racconti esistenziali dell’autore.
Partiamo dal brano più famoso qui riportato al titolo originale “Odio l’estate“: la famosa linea melodica si ritrova nelle liriche, ma il tessuto armonico è totalmente inedito, costruito su un motivo ostinato del basso e sul fitto gioco contrappuntistico dei fiati, mentre scampoli del tema ritornano ciclicamente nella sequenza dei soli, quello intenso e ricco di variazioni della tromba, quello profondo e circolare del tenore, seguiti dalla voce stentorea del baritono e da un pianoforte dalle pronunciate tinte blues. Dieci minuti che volano, chiusi da un’a’ inedita sezione swingante con l’unisono dei fiati a suggellare le famose frasi del titolo.
I protagonisti delle canzoni di Martino sono spesso accompagnati da un destino di rimpianti, abbandoni, solitudini, che gli arrangiamenti di Morgera sottolineano con tutte le sfumature che il linguaggio del jazz mette a disposizione: la pulsazione swing che accompagna la disillusione amorosa di”Se mi vuoi“, facendo da tappeto ideale per l’agile pronuncia della tromba di Morgera, si ritrova, con lo scat di Barbagallo, a consolare le gelosie di “Cos’hai trovato in lui”, un felpato passo blues costruito sull’impasto degli ottoni e sul solo del pianoforte che cadenza i tristi ricordi di “E la chiamano estate“, i toni della ballad che avvolgono il cinismo un pò di “Fai male“.
Su “Isabel“, in un raffinato contesto disegnato dalla sezione fiati, è ancora la tromba di Morgera a punteggiare, insieme alla chitarra di Barbagallo, i rimpianti del protagonista che, lasciato solo, confessa :”bevo litri di caffè, fumo troppo, non compongo più, non son più romantico, agli amici miei dico che tu sei da tua madre a Genova”.
Si esce da queste temperie sentimentali solo con “Calypso bebop” un dinamico numero dal ritmo latin, in cui Barbagallo esibisce un disinvolto scat, con sax, trombone e piano stride che si passano il testimone nella sequenza dei soli, prima dell ‘ultimo frammento del disco dove compare il sax di Massimo Urbani.
Si tratta di una versione di “Estate” in solo tratta dal film “Massimo Urbani nella fabbrica abbandonata” di Paolo Colangeli, di cui proponiamo alcune immagini di seguito. E’ la conclusione appropriata di un disco suonato col cuore vicino a Bruno Martino ed al jazz che Massimo avrebbe definito “d’avanguardia” perchè “l’avanguardia è nei sentimenti”. Ed un modo per tenere sempre vicino a noi il suo lirico furore.
il disco è reperibile ai contatti:www.mujic.org – info@mujic.org
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